DI PIETRO NEL MITO

DI PIETRO NEL MITO

Gli antichi Greci vedevano i lampi e percepivano i tuoni esattamente come noi. Ma mentre noi abbiamo nozioni di cariche positive e negative, loro potevano solo inventare una spiegazione mitologica: Giove tonante. E tuttavia per certi argomenti siamo nella loro stessa situazione. Ecco una serie di interrogativi cui nessuno sa dare una risposta soddisfacente. Come mai Di Pietro ha lasciato la magistratura? Come mai è stato sempre assolto? Come mai i pidiessini gli hanno offerto il laticlavio? E infine – mistero dei misteri, arcano degli arcani – che cosa è avvenuto nella primavera del 2008? Il Pd ha deciso di andare da solo, ha destinato al macero Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e perfino il partito socialista, titolare dell’ideologia, e i radicali li ha accolti come parenti poveri, da far mangiare in cucina con la servitù: come mai allora ha fatto un’eccezione per Di Pietro? Gli è stato consentito non solo di scampare alla catastrofe ma addirittura di farlo con la sua ragione sociale. E lui, per nulla grato, anzi con l’aria di essere inattaccabile, ha mancato subito alla parola data, ha costituito un proprio gruppo in Parlamento e ha condotto una continua politica di attacco e delegittimazione al partito che l’ha salvato. Se, al riguardo, disponessimo di tutti i dati su cariche positive e negative, non ci sarebbe nessun mistero: purtroppo, qui non possiamo che rifugiarci nel mito. Non ci sarà una parola di vero, ma i miti sono spiegazioni fantastiche, appunto.

Un giorno Giove si annoiava. Fece dunque venire Efesto sperando che, brutto e zoppo com’era, l’avrebbe fatto ridere. Purtroppo, quando lo vide arrivare, ebbe pietà di lui. Era solo un povero storpio che le divinità minori si mostravano al dito, sussurrando la parola “cornuto”. Si congratulò dunque per la qualità delle ultime saette che gli aveva confezionato e mandò a chiamare Hermes. “È il mio messaggero e, come tutti i rappresentanti, sa un mare di storielle”.

-Hermes, che mi racconti di bello?

-Per oggi chiamami Mercurio.

-Il nome latino. Che c’importa di quei selvaggi?

-Il fatto è che la storia che sto per raccontarti si svolge in Italia. È una storia di delinquenti che si fregano a vicenda.

-Divertente, disse Giove. E si mise comodo.

-Devi sapere che Tulito…

-Mai sentito.

-Tulito in greco; in italiano Di Pietro. Di Pietro era un pubblico accusatore senza pietà. Da solo, o con pochi amici, aveva sbaragliato il più grande partito italiano. Aveva annullato anche il Psi. Insomma dove passava lui non cresceva più l’erba. L’Italia intera era corrotta e dovunque mettesse le mani scopriva fango. Poteva dunque mettere in galera tutti e all’occasione, per fare numero, anche innocenti. Il risultato fu che alla fine dei grandi partiti rimase solo quello comunista.

-Questo non mi fa ridere, disse asciutto Giove.

-Abbi pazienza. Il fatto è che rimasero solo i comunisti non perché fossero onesti ma perché Di Pietro aveva deciso di servirsi di loro. Non aveva l’intenzione di lottare contro i corrotti, pensava alla carriera in politica e seppe cogliere un’occasione d’oro. Avendo le prove documentali del fatto che qualcuno aveva recapitato per fini illeciti un miliardo di lire nella sede centrale del Partito Comunista Italiano, in Via delle Botteghe Oscure, invece di usarle per distruggere la dirigenza di quel partito (sarebbe stato un gioco da ragazzi), mise da parte quelle carte e fece ai comunisti un discorso intelligente. Se io vi denuncio, disse, vi distruggo. Ma non ci guadagno niente. Se invece dal mio lato sto zitto e dal vostro voi mi date un seggio da senatore, mi sistemo per la vita. E voi potrete continuare a proclamarvi gli unici onesti.

Giove scoppiò in una risata che fece tremare l’Olimpo. Ripeteva tra i singhiozzi “i comunisti gli unici onesti, gli unici onesti…” Ma Mercurio proseguì.

Tutto andò come previsto. Le cose si complicarono quando il Pd…

-Che partito è?, chiese Giove.

-Il Pci, va bene? Ha cambiato nome ogni anno bisestile. Dunque il partito, nel gennaio del 2008, decise di andare alle elezioni da solo, e poiché c’era lo sbarramento del 4%, Di Pietro capì d’essere spacciato. Allora andò dai dirigenti e disse loro: io me ne fotto della vostra volontà di andare da soli. Andrete da soli, ma da soli con me.

Giove riprese a ridere. Ma il messaggero degli dei proseguì, implacabile.

Da soli ma con me. Diversamente racconto a tutti chi siete, dirò che siete corrotti al più alto livello e per grandi somme. Gli fecero ovviamente notare che si sarebbe distrutto anche lui, come accusatore e come moralizzatore, ma Di Pietro, pur essendo un uomo semplice, forse addirittura poco colto, era pieno di buon senso. Sì, lui si sarebbe rovinato, ammise. Ma era solo uno. Mentre dall’altro lato si sarebbe rovinato un intero partito. Tutto l’establishment corrispondente al trenta per cento degli italiani. Lui dunque li teneva in pugno. Tutto questo è disonesto! esclamarono i dirigenti ma lui si limitò a ridere: “Qui siamo fra noi, smettetela di dire fregnacce”.

Il risultato fu una sinistra italiana, votata da tante persone per bene, che in realtà era costituita da un partito di ricattati e da un ricattatore senza scrupoli. Gli italiani questa storia ancora non la conoscono, io invece la so perché, essendo il dio dei ladri, nell’ambiente a me dicono tutti la verità.

-Non ti preoccupare, la sapranno anche gli italiani, concluse Giove. Dirò a Clio, la musa della storia, di occuparsi della faccenda.

Gianni Pardo giannipardo@libero.it

 

P.S. In seguito ho letto (in ritardo) un’intervista di Maurizio Gasparri in cui il politico del Pdl dice sul serio le cose che qui sono state dette sul piano della mitologia. Ecco il testo.

“Pronto a sfidare Tonino in tv: dica come sapeva dell’inchiesta”
di Francesco Cramer (Il Giornale, 28 dicembre)

Senatore Maurizio Gasparri, ha sfidato a duello Antonio Di Pietro… Sicuro di vincere?
«Certo, lui è un moralista alle vongole, è come il personaggio del film Il moralista con Alberto Sordi dove il protagonista è un burocrate censore, moralista ai limiti dell’assurdo, ma che in realtà è un losco individuo che fa la tratta delle bianche».
Andiamo bene… L’ex pm ha già detto che la citerà in giudizio per diffamazione.
«Non ho mica paura io, è lui che fugge. Vorrei solo che rispondesse all’interrogazione parlamentare che feci negli anni Novanta per chiedere spiegazioni sul trasferimento a Vasto del figlio Cristiano».
Querela in vista, senatore. Tanto lei ha l’immunità parlamentare…
«Ci rinuncio se lui accetta il confronto con me in televisione. Decida pure ora e canale».
Da Santoro le va bene?
«Eh, eh… Oddio, uno meno fazioso no? Vado pure da Santoro se Travaglio fa una scheda delle sue su Di Pietro. Ma deve aver avuto una paresi alla mano destra: non leggo nulla su Di Pietro… Se Travaglio mi chiama scrivo io, sotto dettatura».
Dia un altro vantaggio a Di Pietro: cos’altro gli vuol chiedere?
«Perché a un certo punto Di Pietro non parla più con Mauro Mautone? Prima si chiedono favori e poi silenzio di tomba? Dica al Paese da chi e quando ha saputo dell’indagine in corso».
Ha detto che l’ha saputo dalle agenzie di stampa.
«E ha mentito. Lo ammetta davanti agli italiani».
Ma non può dire che ha avuto una soffiata?
«No, perché è un reato. Anni fa il pm Woodcock mi accusò di aver avvisato una persona indagata».
E come andò a finire?
«Archiviazione, ne uscii pulitissimo. Voglio vedere come ne esce lui. Ma ripeto: io voglio andare in tv con l’ex pm, e vorrei che venisse accompagnato dal figlio».
Di Pietro si difende: «Cristiano non ha commesso nulla di penalmente rilevante».
«Lui ha crocifisso e massacrato gente per molto meno: bastava un ammiccamento… Come al solito due pesi e due misure. Ma ora è in crisi vera, l’ha visto in conferenza stampa?».
No, che è successo?
«Incespicava e commetteva molti più svarioni lessicali del solito, che già è tutto dire. Venga al duello: porterò pure le sue pagelle».
Che c’azzeccano le pagelle? Comunque ci riveli: come sono?
«Per dimostrare chi è… No, non anticipo nulla: le farò vedere in tv».
Però s’è laureato in fretta: 22 esami in 31 mesi e lavorando pure.
«Ho sempre detto che la laurea è vera. Il mistero resta la licenza elementare».
Mastella si lamenta: «Io sono stato massacrato, mentre i Di Pietro…»
«Ha ragione. Che differenza c’è tra la telefonata della moglie di Mastella e il figlio di Di Pietro? Perché la Guzzanti non organizza una bella piazza Navona? Perché Camilleri non fa una bella poesia sui Di Pietro?».
Però Tonino ha detto: «la magistratura indaghi pure».
«Perché spera in una solidarietà di casta: cane non morde cane».
La questione morale sta travolgendo il Pd: fate fatica a non esultare per le inchieste che questa volta colpiscono gli avversari?
«Non c’è nulla da esultare: c’è solo da prendere atto che la diversità morale della sinistra non c’è e non c’è mai stata».
Nemmeno con Berlinguer?
«Macché: il Pci viveva nella melma e nella illegalità con i finanziamenti delle coop rosse e di Mosca».
Riforma della giustizia, che molti auspicano condivisa. Violante ammette: «Dobbiamo toccare il santuario dei giudici», ma nel Pd non lo seguono tutti.
«Il Pd si fa dettare l’agenda dall’ex pm. Ma sa dove nasce questo patto tra Veltroni e Tonino? Dalla tangente Enimont. Per quel miliardo di lire a Botteghe Oscure Di Pietro non ha mai incastrato nessuno. Tutti non potevano non sapere tranne Occhetto, D’Alema, Veltroni».
E quindi?
«E quindi è arrivato il collegio blindato al Mugello».

 

 

DI PIETRO NEL MITOultima modifica: 2008-12-31T10:06:54+01:00da Giannipardo
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